EventiStoria dell'occhiale

47 anni di Mido

Il 1970 rappresenta un momento importante per l’occhialeria italiana: viene organizzata la prima fiera di settore in Italia, il Mido, Mostra Internazionale di Ottica, Optometria e Oftalmologia, al paglione 30 della fiera di Milano. Cinque intense giornate dedicate alle montature da vista e a tutta la filiera produttiva che vi ruota intorno.

In realtà una mostra internazionale di occhialeria si era già svolta sempre a Milano nel 1967, mentre agli inizi del 900 Giuseppe Ratti, pioniere di questa industria e fondatore di Persol, aveva anticipato i tempi organizzando la prima manifestazione del settore a Torino.

La storia di Mido è inscindibile da quella degli occhiali e ripercorrendola ci si può soffermare su dettagli che raccontano meglio di ogni altra cosa la straordinaria evoluzione di alcune aziende.

Gli anni ’70 erano tempi in cui le griffe erano appannaggio di pochi e Marcolin, ad esempio, si chiamava ancora Marcolin Occhiali Doublé quando, a Vallesella di Cadore, produceva occhiali in laminato d’oro, modelli molto lontani dalle griffe che di lì a poco avrebbe diffuso in tutto il mondo dal nuovo stabilimento di Longarone.

Comet era invece il vecchio nome dell’azienda Allison che per molto tempo ebbe la sua sede a Volta Mantovana, dove più tardi realizzò i primi occhiali di Romeo Gigli. Fu proprio lui, il famoso stilista che aveva rivoluzionato la moda destrutturando i capi e rendendoli semplici nelle linee ma preziosi grazie a particolari tessuti, a scegliere personalmente il produttore della sua linea di occhiali, visitandone anche la fabbrica e interessandosi ai materiali, alle tecniche  e alle lavorazioni.

Erano gli anni in cui Gustav Thoeni si recava direttamente alla Baruffaldi di Novegro di Segrate, sponsor di Valanga Azzurra, e nel salottino dell’azienda tranquillamente sceglieva gli occhiali per le sue gare, facendosi consigliare da Bruno o Dino Baruffaldi.

Erano anche gli anni in cui le aziende esploravano altri contesti, cercando di diversificare, come ad esempio Mazzucchelli che aveva aggiunto al suo nome l’acronimo SAMCO (Società Anonima Mazzucchelli Castiglione Olona), producendo tra gli altri dei casalinghi per l’azienda Kartell.

Sono molte comunque le storie che si possono raccontare, riconducibili a quel periodo, a quella storia di un’Italia produttrice che stava delineando i contorni dell’identità del Made In Italy.

Mido ha saputo accompagnare tutti questi cambiamenti, stimolandoli con la sua presenza e il suo continuo supporto, individuando le nuove tendenze e sviluppando nel contempo una sua dimensione internazionale, che ha attratto espositori e visitatori da ogni parte del mondo. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti.